Golpe in Turchia Speciale

GLI EFFETTI DEL GOLPE SULLA GEOPOLITICA DI ANKARA

ARTICOLI ELABORATI NEL PERIODO LUGLIO 2016- MARZO 2017 IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

GERMANIA. ANKARA SPIA I TURCHI RESIDENTI

Potrebbe innescasi una bomba ad orologeria nelle relazioni turco-tedesche, a poche settimane dal referendum costituzionale sul presidenzialismo turco: secondo un team di giornalisti tedeschi della Sueddeutsche Zeitung e dei canali news Wdr e Ndr, centinaia di turchi residenti nella Repubblica Federale tedesca sono tenuti sotto stretta sorveglianza dai servizi segreti di Ankara. I membri spiati della comunità turca sarebbero membri della rete golpista vicina al ricco imam Fethullah Gulen, accusato dal presidente Recep Tayyp Erdogan di essere l’ideatore del tentato golpe del 15 luglio.
I giornalisti della task force hanno rilevato che una lista di nomi è stata consegnata dal direttore del Mit (servizi turchi) al capo del Bnd (Bundesnachrichtendienst, servizi tedeschi) Bruno Kahl. Sulla lista non ci sarebbero solo nomi di 300 persone, ma anche 200 tra associazioni, scuole e altre organizzazioni; inoltre sono trascritti sulla lista numeri di telefono sia fissi che mobili, fotografie scattate in segreto e molto altro.
L’inchiesta ha fatto indignare buona parte del panorama politico tedesco e rischia di compromettere nuovamente le relazioni tra Berlino ed Ankara. La procura federale tedesca ha aperto un’inchiesta contro ignoti.
Il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere ha definito che le attività di spionaggiocondotte da un paese straniero sono vietate sul territorio della Germania e verranno bloccate seduta stante.
Il ministro degli Esteri Sigmund Gabriel ha chiesto un’indagine accurata, aggiungendo che se i fatti verranno convalidati sarebbe un fatto gravissimo.
Dal partito di estrema sinistra Linke è arrivata la richiesta di smantellare la rete spionistica di Erdogan che opera in Germania.
La procura federale sta indagando a fondo e gli inquirenti pensano che la rete sia ancora più ampia. Si ritiene che le presunte attività di intelligence clandestina potrebbero coinvolgere alcuni imam delle associazioni e delle moschee turche in Germania. Per i procuratori alcuni imam avrebbero inviato informazioni ad Ankara su presunti gulenisti.
Per ora la linea delle autorità tedesche è quella di avvertire i cittadini turchi finiti nell’occhio di Ankara. Alla Bild il coordinatore del movimento gulenista Ercan Karakoyn ha definito preoccupante la situazione e che l’esistenza della lista lo impaurisce.

 

 

LA TURCHIA SOSPENDE LE RELAZIONI CON L’OLANDA. MA SONO SCREZI DA PROPAGANDA ELETTORALE

La crisi diplomatica tra la Turchia e l’Olanda è arrivata al punto di rottura, con Ankara che, per voce del vicepremier Numan Kurtulmus, ha ufficialmente chiuso le relazioni diplomatiche con il paese europeo. Il governo turco ha dichiarato inoltre che verranno attuate diverse misure di ritorsione tra cui la sospensione ad alto livello dei rapporti diplomatici e la chiusura dello spazio aereo turco ai diplomatici olandesi. Sempre il governo ha impedito inoltre il rientro nella capitale turca dell’ambasciatore olandese Cornelis Van Ri da una vacanza all’estero ed ha annunciato che chiederà di abrogare il Trattato di amicizia turco-olandese.

Il ministro degli Affari europei turco, Omar Celik, ha affermato che “La Turchia dovrebbe riesaminare la clausola sul transito per via terra” dell’accordo sul trattenimento dei migranti, ed è stato fatto sapere che verranno inoltrate proteste ufficiali all’Onu, all’Osce e al Consiglio d’Europa.

Alla base della schermaglia vi è il doppio caso di divieto agli esponenti del governo turco imposto dal premier Mark Rutte di tenere comizi in Olanda in vista del referendum costituzionale in senso presidenzialista che si terrà a breve in Turchia, voluto dal presidente Recep Tap Erdogan.

All’aereo del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che sarebbe dovuto intervenire a Rotterdam, è stato impedito l’atterraggio, mentre la ministra turca della Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya è stata espulsa in quanto ospite “indesiderata”.

Domani in Olanda si vota per le politiche ed un atteggiamento ferreo nei confronti del “sultanato” turco sta aiutando i popolari di Rutte a tornare in vantaggio sull’estrema destra xenofobica ed islamofobica di Geert Wilders, ma le parole girate sono grosse, anche perché il proposito del primo ministro olandese di mostrare un filino di nazionalismo (senza essere “sovranista”) si è consolidato con quello turco, paese chiamato a decidere su una riforma che se approvata prevederebbe il passaggio al presidenzialismo ed Erdogan diverrebbe di fatto il “sultano” del paese, con la permanenza al potere garantita fino al 2029.

Pesanti le parole volate, al di là delle minacce di azioni diplomatiche e commerciali che, passate le consultazioni elettorali, con tutta probabilità rientreranno, anche perché la Turchia ha una lunga letteratura di parole grosse che poi non si sono tradotte nei fatti: il presidente Erdogan ha definito il comportamento dell’Olanda “fascista”, “nazista” e “anti-democratico”, un’offesa per l’Olanda alla quale ha risposto Rutte affermando che si tratta di “affermazioni folli” in quanto “l’Olanda è stata bombardata dai nazisti”.

L’Olanda è il principale esportatore europeo in Turchia con oltre 4 miliardi di euro l’anno, mentre importa dalla Turchia beni per 1,6 miliardi; ogni anno sono 1,2 milioni gli olandesi che si recano per turismo in Anatolia o a Istambul: un giro di affari enorme, che difficilmente verrà schiacciato da qualche screzio da propaganda elettorale.

SIRIA. VERTICE TRILATERALE TRA RUSSIA, TURCHIA E USA. ASSENTE L’UE

I capi di Stato maggiore della Turchia, degli usa e della Russia si sono incontrati oggi ad Antalya, nel Sud della Turchia, per discutere “questioni di interesse comune relative alla sicurezza regionale, in particolare in Siria e Iraq”. Il summit, a cui hanno partecipato il turco Hulusi Akar, lo statunitense Joseph Dunford e il russo Valery Gerasimov, si è concentrato in particolare sulla lotta ai jihadisti dello Stato Islamico. I tre paesi sono da tempo coinvolti nel contrasto all’Isis, nonostante siano schierati su posizioni diverse in Siria. La nuova “Triplice Alleanza” ha puntualizzato che le tre nazioni si sono accordate su come prevenire possibili incidenti tra le forze militari presenti nel territorio siriano. I tre ufficiali hanno parlato della volontà di evitare uno scontro diplomatico-militare per la questione della città di Manbij, controllata dalle forze democratiche siriane, nella fattispecie le milizie curde dell’Ypg sostenute dagli statunitensi. La città è stata citata da fonti militari turche come obiettivo principale dell’offensiva militare turca.
Nelle ore precedenti al summit la Turchia ha dichiarato l’intenzione di rinunciare ai raid sulla città, visto che manca la cooperazione con Mosca e Washington. Nella zona sono presenti truppe sia americane sia russe al fine di evitare incidenti tra le fazioni.
Al summit si è delineata la strategia per la presa di Raqqa, capitale del Califfato.
All’incontro mancava l’Unione Europea, grande assente, ma la peculiarità politica del summit resta enorme, ed il generale russo Valery Gerasimov, fedelissimo del presidente Vladimir Putin, risulta essere nella lista delle personalità colpite dalle sanzioni dell’Unione Europea.
L’incontro è di fatto uno scavalcamento dei tavoli di pace a cui partecipa Bruxelles.

REFERENDUM SULLA COSTITUZIONE TURCA

TURCHIA. BLOCCO DEI COMIZI: ERDOGAN, ‘SONO IDENTICI AI NAZISTI’

Attacco diretto di Recep Tayyp Erdogan nei confronti di Berlino: il presidente turco, durante una manifestazione di donne a favore della riforma costituzionale che verrà confermata attraverso il voto referendario, ha definito i divieti opposti ai comizi che si sarebbero dovuti tenere in Germania “identici ai metodi nazisti”.
In alcune città tedesche i governi locali hanno attuato nei giorni scorsi un blocco per impedire ad esponenti del governo di Ankara di parlare alle comunità turche presenti nella Repubblica Federale Tedesca in vista del referendum. La cosa ha fatto infuriare Ankara che ha minacciato la rottura definitiva con il governo di Berlino. L’annullamento di tre manifestazioni era stato anticipato dall’arresto, in Turchia, del giornalista della Welt, per cui corrispondeva dalla Turchia, Deniz Yucel in quanto accusato di spionaggio direttamente dal presidente Erdogan.
Sembra che anche Vienna sia pronta a bandire in toto i comizi dei politici turchi in territorio austriaco. Inoltre il governo ha proposto di sospendere i negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, ed il cancelliere austriaco Christian Kern ha proposto, in un’intervista rilasciata alla Welt, una procedura comunitaria per impedire i comizi elettorali turchi in tutti i paesi dell’Ue dove sono presenti comunità turche. Kern ha ribadito che Bruxelles deve chiudere definitivamente le trattative per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea e ridefinire i rapporti con un paese che si sta allontanando dagli standard democratici.
In Germania tuttavia c’è la volontà di mantenere solidi i legami con la Turchia anche se molti tedeschi, l’81 percento di coloro che hanno risposto a un sondaggio della Bild, pensano che la cancelliera Angela Merkel sia stata troppo morbida con il presidente Turco. Secondo il quotidiano tedesco Der Spiegel, si vuole sollecitare la Merkel a cancellare l’accordo sui migranti con Ankara.
Dopo il tentato golpe del 15 luglio, Erdogan ha attuato forti epurazioni e purghe facendo arrestare decine di migliaia di giornalisti, militari, diplomatici e giudici ritenuti oppositori politici, di fatto attuando la totale eliminazione dello stato di diritto. É entrato prepotentemente nella guerra civile siriana facendo intervenire l’esercito turco nel nord della Siria con l’obiettivo principale di evitare la nascita di uno stato curdo al confine. Le forze di Ankara hanno cooperato con le forze russe eliminando ogni coordinamento con gli alleati dell’Alleanza Atlantica.
Erdogan si prepara ad una difficile campagna referendaria che potrebbe trasformare il sistema parlamentare turco in un sistema presidenziale con ampi poteri allo stesso presidente, e la cosa gli permetterebbe di governare fino al 2029. Avvicinandosi sempre più alla Russia, il presidente turco parrebbe disposto anche a tagliare i ponti con l’Europa; la partnership con la Nato potrebbe essere messa in discussione dalla Turchia e dalla stessa Alleanza Atlantica.

TURCHIA. MERKEL IN VISITA: ERDOGAN GLI CHIEDE L’ESTRADIZIONE DEI GULENISTI

Ad un giorno dal vertice informale dell’Ue che si terrà a Malta, la cancelliera tedesca Angela Merkel si è recata in Turchia per incontrare il presidente Recep Tayyp Erdogan, un’occasione per Berlino di ricucire gli strappi con Ankara.
Nelle ultime settimane sono infatti emerse nuove tensioni dovute al fatto che, secondo il governo turco, Berlino non coopererebbe in modo soddisfacente nella lotta al terrorismo rappresentato dal Pkk curdo, ma anche perché Berlino ha disatteso fino ad oggi la richiesta di estradizione di una quarantina di militari turchi accusati di aver preso parte al fallito golpe del 15 luglio e che hanno chiesto asilo in Germania.
Erdogan ha chiesto maggiore cooperazione internazionale contro il terrorismo, per quanto il presidente turco includa in questo gruppo realtà che altrove non lo sono, come nel caso dei curdi dell’Ypg o dei seguaci dell’imam Fethullah Gulen. “Come alleati Nato – ha affermato – ritengo che la cooperazione con la Germania, che è anche parte delle forze della Coalizione, dovrebbe continuare come abbiamo fatto in Ucraina”.
Mentre Ankara continua la presenza in Siria contro i curdi dell’Ypg e in primavera vi sarà il referendum costituzionale della riforma approvata dal parlamento che trasformerebbe il paese in una repubblica presidenziale, la Germania è preoccupata dell’involuzione dei diritti civili, della libertà di stampa e delle persecuzioni nei confronti degli oppositori.
Oltre a questo la cancelliera tedesca si è spesa per avere assicurazioni circa il trattato dell’Ue con la Turchia sui migranti, nonostante da parte europea sia rispettato solo in modo parziale: in cambio del trattenimento di profughi e migranti entro i confini turchi, l’Ue sta versando ad Ankara in modo graduale 3 miliardi di euro (che potrebbero diventare 6), avrebbe dovuto riaprire i processi di adesione del paese mediorientale alla Casa comune e avrebbe dovuto cancellare l’obbligo di visto per i cittadini turchi diretti in Europa. Gli ultimi due punti sono rimasti fino ad oggi disattesi.
L’incontro ha visto momenti di tensione, con Merkel che ha affermato “che nell’attuale fase di importanti cambiamenti politici, bisogna impegnarsi per preservare la separazione dei poteri, la libertà di opinione e il pluralismo nella società”. Erdogan le ha risposto che “ciò ha neppure una minima dose di verità”.
Anche in tema di terrorismo vi è stato uno screzio: la cancelliera ha parlato di collaborazione contro il terrorismo islamista, ed Erdogan l’ha interrotta dicendo “Per favore, non usi questa parola: come presidente musulmano non posso accettarla”. Merkel da canto suo ha ribattuto facendo distinzione fra “islamico” e “islamista”.
Nonostante il quadro sopra descritto il viaggio di Merkel è servito anche per rafforzare i rapporti commerciali con la Turchia.

Crisi Valutaria Turca(Parte 2)

Le misure applicate dalla Banca Centrale Turca non hanno dato gli effetti sperati. Dal golpe fallito del 15 luglio ,alla giornata del 11 gennaio 2017, la Lira Turca ha avuto una forte svalutazione. Da inizio Gennaio del 2017 ha perso circa l’8% sia nei confronti del dollaro sia verso l’Euro€. Nei mesi precedenti al 2017 la Banca Centrale di Ankara aveva rialzato i tassi d’interesse per difendere la valuta. Nella Giornata di martedì 10 Gennaio,per attuare il rialzo e difendere l’economia e la valuta nazionale, la CBRT (Central Bank of Republic of Turkey) ha immesso 1,5 miliardi di dollari nel mercato nazionale nel tentativo di contrastare la svalutazione. Per il tasso di cambio sfavorevole Ankara ha rivisto al ribasso i dati sulla del 2016 scendendo dal 4,5 al 3,2. Un consigliere vicino al presidente Erdogan ha dichiarato che il crollo della lira turca è una conseguenza di un attacco speculativo proveniente dall’estero.

Erdogan ha affermato che questi attacchi speculativi vengono usati come arma per aumentare l’instabilità e la tensione nel paese.Inoltre ha dichiarato che questo comportamento speculativo si può considerare,secondo il presidente Turco,come un’autentico attacco terrorista.

Il presidente turco,nel pomeriggio di sabato 14 gennaio, è tornato a chiedere ai turchi di cambiare eventuali riserve di euro o di dollari per sostenere la valuta nazionale oppure di acquistare oro. Insomma Ankara tenta di richiamare i valori nazionali sul piano economico.

Gli interventi attuati ,nella serata tra venerdì 13 e sabato 14 gennaio,dalla Banca Centrale Turca per stabilizzare la Lira,con un prestito di liquidità che varia all’8 al 10 % emessi agli istituti bancari anatolici, hanno ottenuto un recupero del 3% sul listino delle valute. Nonostante ciò rimane l’incertezza politico-istituzionale

Inoltre gli economisti temono che l’instabilità politica e l’emergenza sicurezza ,che sta sconvolgendo il paese della Mezzaluna ,aggraverà ulteriormente la crisi economica. Punto centrale è l’iter legislativo per l’approvazione della riforma costituzionale che dovrebbe introdurre il sistema presidenziale. L’Assemblea ha iniziato a discutere il dossier riforma in sessione plenaria, secondo le previsioni del governo la riforma dovrebbe superare l’iter parlamentare per fine febbraio.

L’economia turca dipende dagli investimenti esteri;l’investimento,per sua natura, viene fatto immettendo sul mercato finanziario turco valuta estera,precisamente valute forti come il Dollaro($) e l’Euro (€). Il fattore principale per investire nel paese della Mezzaluna è principalmente la stabilità politico-istituzionale. Attualmente la Turchia rimane in stato di emergenza ed Erdogan sta aspettando che il parlamento(Grande Assemblea Nazionale Turca) approvi la sua riforma di stampo presidenziale e,dopo l’iter parlamentare,farla approvare dal popolo attraverso un referendum che,salvo imprevisti,si dovrebbe tenere ad Aprile 2017.

LA QUESTIONE CIPRIOTA

ANKARA:LE TRUPPE TURCHE RIMARRANNO A CIPRO

I NEGOZIATI ,PER LA RIUNIFICAZIONE DI CIPRO, CONTINUANO AD ANDARE AVANTI NONOSTANTE L’AVVERTIMENTO TURCO CHE LE TRUPPE DI STANZA NELLA PARTE SETTENTRIONALE DELL’ISOLA RIMARRANNO FIN QUANDO NON VERRANNO DATE GARANZIE. IL PRESIDENTE TURCO HA ANNUNCIATO ,ALL’INDOMANI DELLA CONFERENZA CHE SI TERRÀ A GINEVRA, CHE FIN QUANDO GLI ALTRI DUE GARANTI DELLA RIUNIFICAZIONE,GRECIA E REGNO UNITO, NON DARANNO GARANZIE IL RITIRO NON È AUSPICABILE. LA PARTE GRECO-CIPRIOTA VORREBBE CHE TUTTI I 30.000 MILITARI TURCHI NELLA PARTE NORD FOSSERO RITIRATI, MA IL MINISTRO DEGLI ESTERI TURCO MEVLUT CAVUSOGLU, PRESENTE A GINEVRA, COSÌ COME IL COLLEGA GRECO NIKOS KOTZIAS, HANNO BOCCIATO L’IDEA, AFFERMANDO CHE ESSI RAPPRESENTANO “UNA FORZA DI STABILITÀ”. PER ANASTASIADES, ESSI “SONO IN REALTÀ UNA FORZA E FONTE DI INSTABILITÀ. PER QUESTO IL PROBLEMA DI CIPRO È APERTO DA 43 ANNI. MA LA COSA CHE CONTA È TROVARE UNA SOLUZIONE CHE TENGA CONTO DELLE PREOCCUPAZIONI DI TUTTI I CIPRIOTI PER LA SICUREZZA”. ANASTASIADES HA SOTTOLINEATO CHE LA PRESENZA DELLA TURCHIA AI COLLOQUI, E IL PROSEGUIMENTO DEL DIALOGO “MI FANNO VIVERE NELLA SPERANZA”. IL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU ANTONIO GUTERRES, APRENDO I COLLOQUI, AVEVA PARLATO DI “STORICA OPPORTUNITÀ”. LA TURCHIA,ESSENDO UNO DEI TRE GARANTI INSIEME A GRECIA E GRAN BRETAGNA, CHIEDE GARANZIE PER LA SICUREZZA DELLA COMUNITÀ TURCO-CIPRIOTA. PER ANKARA LE TRUPPE SONO L’UNICA GARANZIA ALLE POSSIBILI RITORSIONI ANTI-TURCHE DEI GRECO-CIPRIOTI. I COLLOQUI,CON I TRE GARANTI, CONTINUERANNO LA PROSSIMA SETTIMANA.

LA LIRA TURCA CONTINUA A SVALUTARSI

Le misure applicate dalla Banca Centrale Turca non hanno dato gli effetti sperati. Dal golpe fallito del 15 luglio ,alla giornata del 11 gennaio 2017, la Lira Turca ha avuto una forte svalutazione. Da inizio Gennaio del 2017 ha perso circa l’8% sia nei confronti del dollaro sia verso l’Euro€.Nei mesi precedenti al 2017 la Banca Centrale di Ankara aveva rialzato i tassi d’interesse per difendere la valuta. Nella Giornata di martedì 10 Gennaio,per attuare il rialzo e difendere l’economia e la valuta nazionale, la CBRT (Central Bank of Republic of Turkey) ha immesso 1,5 miliardi di dollari nel mercato nazionale nel tentativo di contrastare la svalutazione. Per il tasso di cambio sfavorevole Ankara ha rivisto al ribasso i dati sulla del 2016 scendendo dal 4,5 al 3,2. Un consigliere vicino al presidente Erdogan ha dichiarato che il crollo della lira turca è una conseguenza di un attacco speculativo proveniente dall’estero. Inoltre gli economisti temono che l’instabilità politica e l’emergenza sicurezza ,che sta sconvolgendo il paese della Mezzaluna ,aggraverà ulteriormente la crisi economica. Punto centrale è l’iter legislativo per l’approvazione della riforma costituzionale che dovrebbe introdurre il sistema presidenziale. L’Assemblea ha iniziato a discutere il dossier riforma in sessione plenaria, secondo le previsioni del governo la riforma dovrebbe superare l’iter parlamentare per fine febbraio e sottoposta,in seguito, a referendum confermativo ad inizio aprile 2017 per l’approvazione definitiva.

L’ATTENTATO DI CAPODANNO

L’attentato di Istanbul nella notte tra il 31 e il 1 gennaio ,durante i festeggiamenti per il Capodanno, è stata una conseguenza delle purghe attuate da Erdogan contro la cosiddetta rete gulenista. Secondo le autorità di Ankara sono quasi 41mila persone,appartenenti alle forze armate ,polizia ,magistratura e mondo accademico , arrestate dopo il fallito golpe del 15 luglio. Maggiore dell’esercito turco,in pensione,Ozcan ,editorialista ed esperto militare del quotidiano Milliyet, intervistato dall’Ansa,ha analizzato la mancanza di uomini di esperienza all’interno dei servizi segreti. Secondo l’ex ufficiale l’attentato è una conseguenza del cambio di strategia di Erdogan in Siria,dove l’esercito Turco da 4 mesi ha occupato i territori settentrionali. Secondo Ozcan i nuovi capi dell’intelligence non hanno l’esperienza per affrontare e prevenire i pericoli provenienti dall’Isis e dai Curdi del Pkk e del Pyd.

RIFORMA COSTITUZIONALE E OPERAZIONE IN SIRIA

Il disegno di legge costituzionale per modificare l’assetto istituzionale turco,da parlamentare a Presidenziale,arriverà nella giornata di sabato 10 dicembre in parlamento per essere discussa e approvata. La proposta,composta da un “pacchetto di circa 20 articoli” ,proporrà di riformare la costituzione per introdurre il presidenzialismo in Turchia.Il presidente Recep Tayyip Erdogan, dopo che il suo partito Akp e l’opposizione nazionalista Mhp hanno limato gli ultimi dettagli del testo ha affermato che “I leader hanno trovato un accordo. Questo processo proseguirà con i lavori in commissione e nell’Assemblea generale. Dopo lo sottoporremo al popolo”, in un referendum previsto in primavera, Erdogan da tempo spinge per il passaggio dal sistema parlamentare a uno presidenziale,secondo i suoi oppositori la modifica serve all’attuale Capo di stato a rafforzare l’ulteriormente il potere nel paese dopo aver sventato il golpe del 15 luglio. La proposta, ha annunciato nel pomeriggio il premier Binali Yildirim, arriverà in aula domani, preceduta da una dichiarazione congiunta dei relatori dei due partiti. Il sostegno annunciato dai nazionalisti è necessario all’Akp per superare la soglia minima (330 voti su 550) per approvare la riforma e sottoporla poi a un referendum. La Turchia post-golpe,fuori dalla politica turca,sta attuando ancora purghe nella società civile. Dopo aver colpito Politici,specialmente i Curdi DHP arrestati nel novembre del 2016,ufficiali militari delle forze armate,giornalisti e Magistrati,La polizia di Ankara ha emesso un mandato di arresto per 87 accademici che secondo le autorità turche sono vicini ad ambienti gülenisti. Se Erdogan continua ad attuare epurazioni per ripulire la società turca dall’apparato terroristico gülenista,in Siria Ankara ha deciso di inviare ulteriori forze militari nel nord del paese. L’Esercito Turco,in queste ore, ha schierato 300 militari appartenenti alle forze speciali definiti “i Berretti Blu”.la notizia è stata riportata dall’agenzia statale Anadolu che ha citato fonti militari,senza precisare se i ‘berretti blu’ abbiano già oltrepassato la frontiera. L’11/ma Brigata Commando è stata aerotrasportata al confine dallo scalo militare di Cardak, nella provincia occidentale di Denizli. La decisione di rafforzare il contingente militare presente nella Siria Settentrionale sembra una mossa che viene vista come una occupazione perenne del Nord della Siria fin quando la guerra civile non troverà una soluzione politica. Altro obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate è quello di evitare la nascita di uno stato curdo al confine turco-siriano e di allargare la sfera d’influenza di Ankara sulla Siria settentrionale.

LE AMBIZIONI NEO-OTTOMANE DI ERDOGAN

Le purghe di Erdogan sembrano non avere fine. L’arresto dei deputati curdi e la chiusura del quotidiano laico Cumhuriyet sono l’ennesima prova della deriva autoritaria di Ankara. Il fallito golpe del 15 luglio e la repressione compiuta dal presidente Erdogan dimostrano il disegno Neo-Ottomano del Sultano. Il fronte Kemalista in tre mesi è stato duramente ridimensionato e l’opposizione laica non sembra in grado di contrastare il potere del presidente. Mentre continua la guerra contro il PKK e l’operazione militare in Siria sta ottenendo il successo sperato, Ankara si prepara alle prossime tre mosse: L’attuazione di una cooperazione Russo-Turca in Medio Oriente, iniziare una possibile invasione preventiva del Kurdistan Iracheno e modificare la costituzione per una forma repubblicana di stampo presidenziale e indire il referendum che confermi le modifiche. Se l’ultimo punto ,per Erdogan, è normale amministrazione ,la possibile invasione o invio di truppe turche nel nord dell’Iraq è la mossa più pericolosa della sua politica estera. Baghdad qualche mese fa aveva condannato la presenza di truppe di Ankara sul territorio iracheno nelle vicinanze di Mosul. Ankara ha successivamente dichiarato che le proteste irachene erano solo aria. L’assedio di Mosul ha riacceso lo scontro Ankara-Baghdad. Le forze alleate anti-Isis ,formalmente sotto comando Iracheno e Curdo, hanno affermato che non avrebbero acconsentito la presenza di truppe turche nella partecipazione della battaglia per liberare la città dalla presenza dei miliziani del califfato. Agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che diverse unità militari , composte da mezzi blindati e carri armati , sono affluite al confine turco-Iracheno pronte ad entrare in Iraq come in Siria. Erdogan considera la città di Mosul parte integrante della sfera di influenza turca e teme che la città possa diventare una possibile roccaforte del PKK da utilizzare come quartier generale per compiere attentati nel paese. In Questo progetto Erdogan ha bisogno di due alleati : La Russia e l’Iran. Il riavvicinamento a Mosca è stato raggiunto tra agosto e ottobre del 2016. Il disgelo dei rapporti,complice il sostegno del Cremlino al presidente Erdogan contro i golpisti, ha rafforzato i rapporti tra i due paesi. L’Intesa è stata suggellata nella ratifica dell’accordo commerciale per la costruzione del Turkish stream,il gasdotto che dovrebbe portare il gas dalla Russia all’Italia del sud, che attraversa sia la Turchia sia la penisola balcanica. Altro obiettivo futuro dell’asse Mosca-Ankara è una possibile cooperazione militare tra i due paesi, è risolvere la questione dell’Isis e della crisi siriana. Il riavvicinamento a Putin rafforza le possibilità di far rimanere Assad al potere a Damasco. Erdogan desidera far diventare la Turchia una potenza regionale del Medio Oriente e il nuovo “arbitro” per risolvere le controversie tra i paesi del mondo arabo togliendo sia agli USA sia all’Egitto quel ruolo.

ANKARA E LA SUA POLITICA ESTERA POST-GOLPE

Nel pomeriggio del 1 Ottobre il Parlamento turco ha autorizzato l’estensione della missione militare turca in Siria fino al 30 settembre del 2017. L’operazione militare “scudo dell’Eufrate”, iniziata all’alba del 24 agosto, sta raggiungendo gli obiettivi prefissati da Erdogan:scacciare i curdi siriani dai confini della Turchia. Erdogan ha compiuto la sua grande purga contro la rete di Gülen e tutte le strutture dello Stato ora sono sotto il controllo del Presidente turco. Intanto l’operazione militare di Ankara ha liberato dalla presenza curda il confine turco-siriano anche in vista del prossimo passo che sarà la costruzione di muro al confine turco-siriano e si pensa che la missione militare turca continuerà fino a quando non verrà completato. Erdogan intanto sta compiendo una forte repressione contro i miliziani del PKK nel sud-est della Turchia e nel Kurdistan Iracheno compiendo intensissimi raid colpendo le roccaforti e i depositi di armi di stanza nel sud-est della Turchia al confine con l’Iraq. Nella giornata del 30 settembre Erdogan ha fatto esplodere l’ennesima polemica. Il “sultano” ,infatti, ha definito il Trattato di Losanna del 1923,firmato dopo la guerra condotta da Ataturk contro i Greci,in cui vennero definiti i confini della Turchia contemporanea dopo la dissoluzione dell’impero ottomano, con il passaggio di diverse isole dell’Egeo alla Grecia, “non è stata una vittoria”. Queste dichiarazioni non sopo piaciute al partito socialdemocratico turco (Chp) poiché accusa di “tradire la storia del proprio Paese” e di puntare il dito contro i fondatori della repubblica e Ataturk che hanno siglato l’accordo. L’eco delle dichiarazioni sono giunte fino alle orecchie della Grecia, ex-nemica fino alla fine della Prima guerra mondiale e firmataria del Trattato, che per voce del ministro della Difesa di Atene, Panos Kammenos,ha dichiarato che “I tentativi di mettere in discussione i trattati internazionali conducono a vie pericolose” che la Turchia non dovrebbe “compiere”. La politica di Erdogan post-golpe è condotta principalmente a riallacciare stretti rapporti con i paesi del Medio Oriente ,specialmente con l’Iran in cui hanno lo stesso interesse in Siria: limitare l’influenza Curda tra Turchia-Siria-Iran. L’esplosione del Indipendentismo curdo rischierebbe di destabilizzare ulteriormente la regione e porterebbe la Turchia e l’Iran ad intervenire,anche con l’uso della forza militare, per reprimere i curdi . Da questo punto Erdogan vuole rafforzare i rapporti con Teheran anche per volontà dello stesso regime Iraniano . L’Iran appoggia Assad e vuole tentare di avere il supporto di Ankara per mantenere il regime di Damasco. Per questo Mosca guarda con enorme interesse a creare un triangolo Mosca-Teheran-Ankara per proteggere Damasco e ,in futuro, estirpare la presenza di Washington dal Medio Oriente.

24 AGOSTO 2016 OPERAZIONE SCUDO DELL’EUFRATE

Che cosa si cela dietro l’operazione Eufrate iniziata da Ankara nel nord della Siria per combattere i miliziani dello Stato Islamico? Si cela la volontà espressa di Ankara e di Erdogan di ostacolare la nascita di una forte entità statale curda nel nord della Siria che si colleghi ,in futuro, con il kurdistan iracheno e con quello Iraniano. Il triangolo Mosca-Teheran-Ankara promosso da Erdogan nel periodo post-golpe in cui il sultano di Ankara ha aperto ha una fase di riavvicinamento diplomatico con la Russia e con l’Iran e di forte allontanamento con Washington e Bruxelles . La politica di Erdogan punta saldamente alla integrità territoriale della Siria e la Turchia ,come l’Iran, vuole evitare la nascita di uno stato curdo nella regione che potrebbe riaccendere le spinte secessioniste dei curdi iraniani. L’intervento militare turco ha due obiettivi primari : sconfiggere l’Isis e estromettere i curdi dalla Siria settentrionale scendendo a patti , dopo la fine del conflitto siriano , con il Regime di Damasco appoggiato da Mosca che vede la Siria come il principale partner strategico in Medio Oriente dopo l’Iran degli ayatollah . I raid compiuti dai Russi hanno indebolito fortemente le postazioni sia dei ribelli sia dei miliziani del califfato ; quest’ultimi ora si ritrovano accerchiati dopo l’intervento militare di Ankara. L’operazione Eufrate in cui hanno preso parte divisioni corazzate e unità delle forze speciali turche non ha avuto la condanna dai vertici militari del Cremlino che sembra abbiano accettato l’operazione . Al contrario Damasco ha condannato l’intervento come una violazione della sovranità del paese . Nonostante questo Assad ne guadagna indirettamente , visto che non dovrà confrontarsi politicamente con uno stato curdo indipendente all’interno dei confini della Siria e potrà concentrarsi nella presa di Aleppo e , in seguito, avanzare verso i territori occupati ancora dallo Stato Islamico appoggiato dai raid russi e dalle milizie libanesi di Hezbollah e delle forze Quds dell’Iran. Secondo fonti di stampa cinesi (Xinhua) Pechino ha deciso di appoggiare con aiuti umanitari e supporto logistico le forze di Damasco aumentando le possibilità di far terminare secondo alcuni analisti la fine del conflitto. La Cina ha annunciato aiuti umanitari alle forze militari di Damasco e addestrerà le forze arabo-siriane(Damasco). L’entrata in scena della Cina nello scenario siriano e la volontà di fermare , temporaneamente, le sue pretese sulle isole del Mar cinese Meridionale e affermarsi come nuova potenza con l’obiettivo di proteggere gli interessi economici e di voler investire pesantemente nella ricostruzione del paese dopo la fine della guerra civile ,visto che la Nuova via della Seta ,per Pechino, passa anche per Damasco. Assad ,grazie al supporto del Cremlino, ha rinforzato le file del suo esercito martoriato da 5 anni di guerra ; con il supporto logistico dei russi ha ottenuto carri armati T-90 per le sue unità corazzate e i suoi uomini vengono addestrati da addestratori delle forze speciali russe (Specnaz ) , Iraniane e degli Hezbollah libanesi . Con l’appoggio delle forze aeree russe e della flotta russa l’esercito Siriano ha ottenuto enormi successi sul campo contro i terroristi del califfato , sconfitti a Palmyra riconquistata dalle forze di Damasco nel marzo del 2016. La guerra dopo marzo si è spostata verso il nord ed Aleppo centro nevralgico della Siria settentrionale . La città , ora assediata dalle forze siriane di Damasco , e rimasta in mano dei cosiddetti “ribelli” da 5 anni che ora rischiano di perderla. L’aviazione Russa ha compiuto pesanti raid a Raqqa , capitale dell’Isis in Siria , e nelle altre zone sotto il dominio del Daesh . I negoziati ,che verranno aperti alla fine della guerra contro l’Isis, saranno di vitale importanza per l’asse Mosca-Teheran-Pechino e forse Ankara dove chiederanno garanzie di stabilità per un paese vitale per stabilità di un Medio Oriente martoriato da 13 anni di conflitti iniziata da una forte avarizia di potere degli Americani in Iraq.

GOLPE IN TURCHIA Articoli elaborati dal 16 luglio 2016 al 20 Luglio 2016

Golpe in Turchia
Il quinto tentativo di colpo di stato guidato da una parte delle forze armate turche è fallito . Nella sera del 15 luglio e nella notte del 16 una frangia di 754 uomini delle forze armate hanno attuato un vero tentativo di Golpe occupando i punti nevralgici della Città di Istanbul e della Capitale Ankara. Nelle prime ore i golpisti hanno bloccato i ponti sul Bosforo dividendo in due la Città ;in seguito un gruppo di Carri Armati dei Golpisti occupano l’aeroporto internazionale di Atatürk bloccando il traffico aereo. Intanto ad Ankara i golpisti occupano la TV di Stato Turca bloccando le trasmissioni e prendono in ostaggio il capo di Stato Maggiore dell’esercito Turco .Nel frattempo elicotteri ed F 16 ,che partecipano al Golpe, sorvolano la Capitale e Istanbul a bassa quota ed ad alta velocità. Verso le 23 i militari annunciano la presa del potere nel paese per ristabilire l’ordine democratico e i diritti umani nel paese. Lo stesso Stato Maggiore delle forze armate ,sotto controllo dei golpisti, proclama il coprifuoco e impone la Legge Marziale in tutta la Turchia. Al di fuori della Turchia le forze aeree Iraniane sono in stato di massima allerta e le forze armate greche seguono con attenzione gli sviluppi in Turchia attuando anche loro lo stato di massima allerta. Mentre è in svolgimento il golpe il presidente turco Erdogan compie un giro del mondo con il suo aereo chiedendo asilo in Germania ottenendo un sostanziale rifiuto da Berlino. In questo scenario il premier Turco Yildirim afferma che è in atto un tentativo di colpo di stato è che verrà stroncato. Il Putsch sembra che sia avvenuto senza colpo ferire ma a Piazza Taksim i corpi della Polizia, leali al governo ed al presidente Erdogan, in assetto anti-sommossa cercano di bloccare i golpisti che rispondono al fuoco. I Golpisti bloccano tutti i voli e nella capitale un elicottero militare apre il fuoco sulla sede dei servizi segreti turchi e unità tank dei Golpisti circondano la sede del parlamento turco ad Ankara. Il Presidente Erdogan in volo senza meta precisa decide di compiere una azione disperata per salvare il suo governo. Attraverso l’uso di FaceTime del suo Smartphone si mette in contatto con la CNN Turca in cui chiede alla popolazione di scendere per le strade e di bloccare i golpisti. In Poco tempo tra i Turchi avviene una spaccatura tra chi sostiene i golpisti e chi appoggia Erdogan. In tutto questo il governo tedesco e il Presidente Obama annunciano di sostenere il governo democraticamente eletto di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito AKP. Il Golpe arriva a una situazione di stallo dove sia i Golpisti hanno il controllo dei media, hanno bloccato i social network, occupato aeroporti e preso in ostaggio il capo di stato maggiore delle forze armate che deve fronteggiare la popolazione ,che appoggia Erdogan, sostenuta dalla Polizia Turca,leale al Governo,inizia a combattere i militari golpisti.Il Parlamento Turco e il palazzo Presidenziale vengono bombardati dai militari “ribelli” ma arriva la svolta inaspettata; Il comandante della Marina Turca annuncia di non appoggiare il Putsch è in poco tempo verso le 3 di notte del 16 luglio le forze golpiste vengono disarmate ed arrestate sia dalla polizia sia dai reparti dell’esercito turco leali ad Erdogan. Il Presidente arriva ad Istanbul e con una conferenza stampa in piena notte annuncia il fallimento del Golpe. La Mattina seguente i militari golpisti che bloccavano il Bosforo si sono arresi e il Governo riprende il controllo del Paese . In una notte di caos sono morti quasi 200 persone e sono stati arrestati 1563 militari golpisti tra cui figurano 5 generali e 29 colonnelli. Ora il Governo Turco ipotizza la pena di morte per i militari golpisti.

Golpe:Un continuum storico turco (Articolo del 16 luglio 2016)

Oggi si conclude il tentativo (fallito) di Putsch in Turchia, orchestrato da una fazione delle forze armate, l’ultimo di una serie di altri quattro precedenti, di cui solo due sono di vitale importanza nella memoria dei Turchi: 1960 e 1980 .Infatti sin dalla nascita della Repubblica Turca, le forze armate erano state rivestite del ruolo di custodi della Laicità della Repubblica, così da intervenire a più riprese nella vita politica del paese. Nel 1960 il primo ministro Menderes provocò forti tensioni sociali all’interno dello Stato, discostandosi dal pensiero kemalista e cercando di rendere libere alcune norme abolite dallo stesso Atatürk, come la chiamata alla preghiera in Arabo, che creò una forte spaccatura con i militari orgogliosamente kemalisti. Così nella notte del 27 maggio del 1960 un gruppo di ufficiali guidati dal colonnello Türkes depose il governo, creò una giunta militare ,denominata Comitato di unità nazionale ,nominando leader di essa e del paese il generale Cemal Gürsel, comandante dell’esercito turco. Insieme a Gürsel designato capo di stato e di governo, vennero liberati molti prigionieri politici arrestati durante il colpo di stato. Il Generale convocò dieci professori di diritto delle università di Ankara e di Istanbul con il compito di redigere la nuova costituzione che venne approvata tramite referendum il 10 ottobre del 1961 prevedendo l’istituzione della corte costituzionale. Infine nel novembre dello stesso anno Ismet Inönü, ex collaboratore ed ex braccia destro di Atatürk, venne nominato Primo ministro facendo concludere il periodo di transizione della Giunta militare. Negli anni 70, la Turchia venne fortemente colpita da conflitti armati tra frange reazionarie di destra e di sinistra e da vertici militari che cercarono di trovare una soluzione costituzionale per arrivare al Putsch del 1980. Il generale Evren, Capo di stato maggiore, chiese ai suoi ufficiali Saltik ed Ersin di analizzare le posizioni delle forze politiche per cercare di evitare una possibile reazione contro il Golpe. Il Putsch del 1980 venne attuato nel settembre dello stesso anno con la presa del potere da parte delle forze armate e la nomina del consiglio di sicurezza nazionale sotto il comando del Generale Evren. La Giunta iniziò a normalizzare la situazione politica in Turchia sciogliendo i partiti politici.Vennero fondati, con il supporto dei militari, nuovi attori politici scollegati dai partiti pre-golpe 1980; venne redatta una nuova costituzione in cui vennero aumentati i poteri del Presidente rispetto a quelli dell’Assemblea e in cui si decise di abolire il Senato. La Turchia del 2016 è in una situazione instabile e il fallito Putsch è solo un esempio di un paese in totale fuori controllo.

Il contro-Golpe di Erdogan

6 mila militari , 2900 magistrati ,tra cui un giudice della corte costituzionale, e 8000 poliziotti sospesi. Sono i numeri provvisori delle epurazioni iniziate dal presidente Erdogan contro i fautori del golpe fallito nella notte del 16 luglio attuato da una fazione delle forze armate e che potrebbero vertiginosamente aumentare. Tra gli arrestati figurano anche 103 generali delle forze armate. La vendetta del Sultano è iniziata contro tutti i suoi oppositori che sotto sotto hanno appoggiato il Putsch del 16 luglio. In Europa le cancellerie europee chiedono ad Ankara di rispettare lo Stato di Diritto e i diritti Umani dei golpisti. Le purghe stanno mietendo diverse vittime tra i vertici militari che ammontano ad almeno 34 generali, tra cui figure di spicco come Erdal Ozturk, comandante della terza armata e Adem Huditi, comandante della seconda armata basata a Malatya. Sono stati arrestati , tra gli altri, Ozhan Ozbakir, il comandante della guarnigione di Denizli, nella parte occidentale della Turchia, e con lui 51 soldati. La Repressione scatenata da Erdogan sta colpendo ogni istituzione . Tra i giudici arrestati figura anche un giudice della Corte Costituzionale Turca Mandato d’arresto anche per il consigliere militare del presidente Erdogan, come riferisce l’agenzia turca Anadolu. Non è chiaro quale ruolo il colonnello Ali Yazici abbia avuto nel golpe fallito. La Turchia post-golpe rischia di cadere nelle mani di Erdogan è diventare un regime autoritario ; membri dell’esecutivo di Yildirim hanno accusato Usa di essere gli “sponsorizzatori” del Colpo di Stato. Sabato 16 luglio la base di Incirlik , da dove partono i raid della coalizione contro i miliziani dello Stato Islamico è stata bloccata dalle autorità di Ankara ma riaperta nella Giornata del 17 luglio. Secondo le autorità lealiste di Erdogan la base ha rifornito i jet dei golpisti che hanno sorvolato la Capitale Turca e la città di Istanbul. Il Presidente Erdogan accusa il suo ex alleato Gulen di essere l’ideatore del golpe del 15-16 luglio; lo stesso Sultano né ha richiesto l’estradizione agli USA ,dove vive in esilio. I Rapporti tra Ankara e Washington rischiano di saltare causando un riavvicinamento tra Erdogan e Putin ,sentito questa mattina al telefono ; i due si incontreranno ad Agosto. Il ministro del lavoro Soylu ha accusato gli Stati Uniti di essere dietro il golpe; trovando la risposta del segretario di stato americano Kerry dichiarando le accuse “ irresponsabili”. Ora Erdogan deve risolvere il problema dei Curdi nel sud-est del paese e il dilemma Assad; l’importante è il futuro della Turchia post-golpe : Erdogan né uscito rafforzato ma la democrazia Turca rischia di indebolirsi .

Le Forze Armate Turche

Quando si guarda alla Turchia si pensa a un paese moderno e laico nonostante la forte cultura islamica presente nel paese . Con Erdogan si vede nella Turchia un paese in cui si sta avviando verso un regime poliziesco ed autoritario in cui blocca l’accesso ad internet , censura i giornali ed arresta gli oppositori senza nessuna schiacciante prova. Il Fallito golpe del 15-16 luglio del 2016 ha aperto una frattura irreparabile tra il Presidente Erdogan e i vertici militari del paese. L’Esercito turco è sempre stato visto nel paese come un istituzione secolare e rispettata , difensori di quei valori laici espressi dal padre della patria Atatürk che hanno giustificato i colpi di stato del secolo scorso (1960,1971,1980) per evitare che la Turchia cadesse nelle mani di movimenti islamici estremisti. Le Forze armate hanno, in questo caso, un vero e proprio stato parallelo : Ospedali ed Privilegi propri, stipendi ed un sistema pensionistico diverso da quello delle altre istituzioni del paese della Mezzaluna. Con i suoi 510.000 effettivi ,in cui solo nelle forze di terra si contano quasi 315mila uomini in servizio attivo, è il secondo esercito della NATO dopo gli Usa per forza militare. I Vertici militari Turchi hanno sempre visto con sospetto la politica estera del leader dell’AKP in cui si è distaccato dagli alleati occidentali e dagli Usa preferendo di riallacciare i rapporti con i paesi del Medio Oriente e del Golfo . Questo ha riacceso la tensione ai confini meridionali dopo lo scoppio della guerra civile Siriana nel 2011 in cui il “Sultano” di Ankara ha sostenuto i movimenti anti-Assad trovando l’opposizione sia di Teheran , alleato del Regime di Damasco, sia della Russia di Putin che è fortemente intervenuta in Siria nel Settembre del 2015. Il Governo di Ankara ha disposto la militarizzazione del confine Turco-Siriano aprendo un’altra crisi: I Curdi del PKK. Negli Ultimi mesi il governo di Erdogan ha riaperto la repressione contro i curdi del PKK nel sud-est del paese trovando una forte risposta del PKK con attacchi a sorpresa nei confronti dei militari di Ankara. Nel novembre del 2015 l’abbattimento di un jet russo da parte delle forze di Ankara ha aperto una crisi con Mosca che ha applicato sanzioni anti-Turche ,nei confronti dell’economia di Ankara e del Turismo in direzione della Turchia. Le sanzioni anti-Ankara si sono sentite obbligando il Presidente Erdogan a “scusarsi” con il Cremlino nel giugno del 2016. Infine nei primi giorni di Luglio 2016, precedenti al golpe, il governo di Ankara ha deciso di riallacciare i rapporti con Israele. Le forze armate Turche hanno ottenuto, indirettamente, una vittoria significativa; i generali, accusati dal 2010 di essere i promotori di un colpo di stato contro lo stesso Erdogan, sono stati assolti dalla corte suprema Turca nell’Aprile del 2016. Questo ha riaperto uno scontro ideologico tra il governo e i vertici militari in cui i militari non sono disposti a farsi da parte nell’influenza che fanno nella vita politica turca. Da sempre le forze armate, in Turchia, sono state viste come i custodi dei valori Kemalisti e laici della Repubblica e i difensori della costituzione; ma la Turchia post-golpe 2016 ,in cui Erdogan né è uscito rafforzato, rischia di indebolire fortemente l’apparato militare della Turchia a causa delle forti epurazioni che stanno colpendo i militari nei giorni post-golpe attuate dal governo e dal Presidente Erdogan.

Il Futuro Asse Ankara-Mosca-Teheran

Il Fallito golpe ha creato una forte spaccatura tra Ankara e l’Europa e con gli Stati Uniti in cui il governo turco accusa l’alleato della Nato di essere lo sponsor “indiretto” del Putsch . Questa accusa è stata mossa analizzando alcuni indizi forse infondati , ma per cui Ankara punta il dito contro Washington per due motivi : Gülen , ideatore del golpe secondo Erdogan , è in esilio in America è viene visto da Ankara come il maggior responsabile ed ispiratore del Golpe . Nei giorni dopo il fallito golpe le autorità turche hanno arrestato l’ex capo dell’aviazione turca Akin Ozturk , che ha confessato di essere l’organizzatore del Colpo di stato. Secondo Erdogan gli americani hanno appoggiato i golpisti e la fazione putschiana dell’aeronautica Turca con aerei cisterna partiti dalla base Incirlik, situata nel sud del paese, da dove partono i raid della coalizione contro i miliziani dell’ISIS. Queste accuse sono state respinte dall’amministrazione americana che le ha commentate come “irresponsabili e senza nessuna prova”; inoltre il segretario di Stato Kerry ha dichiarato che per l’estradizione dell’ex Imam devono esserci prove concrete, concludendo che la Casa Bianca è pronta a collaborare. Infine le purghe di Erdogan hanno colpito, dopo l’esercito, la magistratura e le forze di polizia, il mondo accademico turco con le dimissioni (obbligate) di quasi 1577 rettori universitari e la sospensione di 15 mila insegnanti ed è stato disposto la sospensione e l’allontanamento di quasi 500 docenti di religione. Secondo le autorità di Ankara questi elementi vengono considerati collaboratori e membri della rete, definita terrorista dal premier turco Yildirim, di Fetullah Gulen; sono stati epurati, inoltre, quasi 9mila dipendenti del ministero dell’Interno ed è stato deciso di applicare il divieto di espatrio dalla Turchia per i dipendenti statali inclusi i militari. Queste misure vengono viste, insieme al rischio di reintroduzione della pena di morte in Turchia da parte di Erdogan, come un allontanamento dall’Unione europea e un riallaccio preoccupante con i suoi ex nemici: la Russia e l’Iran. Con la Russia il “Sultano” sta trattando per ristabilire rapporti economici e diplomatici con Mosca. Il riavvicinamento alla Russia potrebbe risolvere anche la difficile situazione in Siria e riaprire canali diplomatici con Damasco rompendo il sostegno con i gruppi ribelli che combattono Assad da 5 anni. Allo stesso tempo Ankara si riavvicinerebbe all’Iran, alleato di Putin nella regione, riportando stabilità nella regione del medio oriente. Un’alleanza Ankara-Teheran-Mosca toglierebbe alla NATO e agli USA un prezioso alleato in Medio Oriente ed a Obama ogni speranza di vedere cacciato il presidente Bashar Al Assad dalla Siria. Per l’alleanza atlantica la Turchia rappresenta la seconda potenza militare dopo solo gli StatiUniti, la seconda forza armata per numero di effettivi (510.000 uomini ) nella NATO, e anche il paese in cui è situata l’unica base che può ospitare il maggior numero di testate nucleari in Europa ( 100 nella sola base di Incirlik). I Golpisti volevano prendere il potere e spodestare Erdogan a causa della sua politica estera lontana dagli interessi dell’Europa e dell’alleanza Atlantica;di sostenere ed appoggiare i movimenti sunniti e i ribelli anti-Assad nella guerra civile Siriana trovando l’opposizione della Russia e dell’Iran ; della sua decisione di riprendere la repressione contro la popolazione curda e contro il PKK ; infine poiché il “Sultano” di Ankara voleva eliminare “ politicamente” i militari dalla influenza che esercitano nel paese. Ma il fallimento del golpe ha solo peggiorato le cose ; Erdogan si è mosso pesantemente sull’apparato militare e statale epurando i sui oppositori dalle istituzioni e promettendo che punirà i “traditori” golpisti del tentato colpo di Stato. Il Contro-golpe del Sultano è solamente all’Inizio.

La situazione Socio-economica della Turchia pre-golpe e i danni del Putsch Fallito sull’economia

La Turchia ha subito il quinto tentativo di Golpe (Fallito) di cui non conosciamo i motivi che hanno portato a questa azione. Dietro la motivazione di ristabilire la democrazia in Turchia , danneggiata dalle ambizioni di autoritarismo del presidente Erdogan , si profila all’orizzonte una causa economica. Il boom economico che la Turchia ha avuto negli anni precedenti al 2014 è stato visto come il tappo per stemperare le proteste antigovernative , utilizzato dal governo di Erdogan e del suo partito per cercare di arrivare alla modifica della costituzione per trasformare la Turchia in una Repubblica Presidenziale . Ma la guerra civile in Siria , l’ avvento dell’Isis negli ultimi due anni e la nuova repressione contro il PKK nel sud-est del Paese ha paralizzato l’economia Turca. Il Turismo , risorsa economica principale per Ankara, ha subito un forte crollo a causa del terrorismo che ha colpito con forza la Turchia. Gli Investimenti sono calati anche a causa delle sanzioni attuate dalla Russia in risposta all’abbattimento del jet russo in Siria alla fine del 2015 ; la repressione attuata dalle forze armate Turche contro i Curdi del PKK ha riacceso il terrorismo Curdo. Questo ha comportato un crollo degli investimenti per il settore industriale Turco che è stanziato per il 60 % sul Bosforo e nella Capitale Ankara; l’inflazione è all’8 % e la svalutazione della moneta turca non è confortante per le aziende che cercano di essere competitive. Dallo stretto del Bosforo passa quasi il 70 per cento del trasporto marittimo tra il Mediterraneo e il Mar Nero. L’ultimo attentato all’aeroporto di Atatürk del 28 giugno ha riacutizzato la tensione nel Paese. Lunedì mattina alla riapertura dei mercati finanziari i risparmiatori turchi si prepareranno a vendere a mano bassa lire. Sui borsini informali da venerdì la lira è sotto pressione e viaggia sopra i 3,30 per l’euro i 3,10 per un dollaro, segno evidente che la volatilità è forte e la fiducia è scarsa. Una pressione sulla lira costringerà il nuovo governatore della Tcmb, la Banca centrale di Turchia, Murat Çetinkaya ad alzare rapidamente i due tassi di riferimento, oggi rispettivamente al 10,50% quello di fine giornata (late liquidity) e al 9% l’overnight, andando esattamente contro le richieste del presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan che da mesi chiede di ridurre gli interessi e favorire la ripresa. I grandi gruppi industriali locali e i conglomerati del paese sul Bosforo sono indebitati in dollari ed euro con il carry trade per spuntare tassi più favorevoli, ma sono suscettibili alle gravi perdite in caso di movimenti valutari negativi se la valuta con cui incassano si deprezza troppo. Anche i grandi gruppi impegnati nelle costruzioni dovranno guardare di amministrare bene la loro tesoreria se non vorranno trovarsi a corto di liquidità. Il Paese sta assistendo a fiere cancellate per il timore di atti terroristici e a un pesante calo degli investimenti diretti (Ide): sembrano passati i bei tempi quando c’era la fila di società europee ed americane che volevano entrare nel settore manifatturiero, energetico e infrastrutturale turco. La stagnazione economica del Paese insieme agli attentati terroristici ha riacceso lo scontro tra i vertici militari turchi e le ambizioni autoritarie di Erdogan . Il “Sultano” vuole diminuire l’influenza dei militari turchi ,da sempre custodi della laicità della Repubblica Turca ,sulla vita politica del paese anatolico. L’esercito però difficilmente si farà da parte è il Golpe Fallito non credo che sarà l’ultimo.

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