GLI INVESTIMENTI CINESI IN AFRICA

 

L’obiettivo principale della Cina non è il Vecchio Continente ma il continente Africano. L’Africa, che è stata oggetto delle imprese coloniali europee, è stata lasciata al suo destino dopo la decolonizzazione, avvenuta tra gli anni ’60-’70. Pechino ha deciso di scommettere sul continente nero, con investimenti da miliardi di dollari. Dal 2000, dopo la creazione del Forum Economico Cina-Africa, Pechino ha stabilito come obiettivo primario il finanziamento dei paesi che hanno carenza di infrastrutture primarie, come strade, ponti, scali portuali senza intromissioni della Cina nella politica interna degli Stati.

Il primo paese beneficiario di tali finanziamenti è stato l’Angola nel quale la Cina, grazie agli accordi che ha concluso con il l’ex colonia portoghese per lo sfruttamento delle sue risorse energetiche, ha iniziato a inviare grandi quantità di opera. In cambio, l’Angola ha ottenuto i mezzi per la costruzione di infrastrutture e ricevuto ingenti quantità di capitali. La Cina ,inoltre, ha intenzione di costruire una ferrovia transcontinentale che collegherà i giacimenti angolani con le coste africane dell’Oceano Indiano. Significativo è sttao il lavoro di urbanizzazione della capitale, Luanda. Nel 2009, grazie agli investimenti cinesi, sono stati creati, in Angola, 330.000 nuovi posti di lavoro. Il tasso di povertà in Angola è sceso dal 63% , del 2002, al 38%, del 2009.

La campagna d’Africa di Pechino non è indirizzata alla sola Angola, ma anche al Sudan. Khartoum mantiene da vent’anni accordi commerciali con Pechino per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi nel paese. La Cina,con lo sfruttamento e l’importazione del petrolio Sudanese, garantisce una forte spinta all’economia di Khartoum.

Oltre al Sudan, Pechino ha firmato accordi per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi con i governi di Ciad, Mauritania e Guinea Equatoriale. La scoperta di vasti giacimenti di petrolio, dei quali il più importante si trova a pochi chilometri dalla baia di Malabo, scoperto nel 1994, ha trasformato completamente l’economia di questi paesi. Dal 2004, la Guinea Equatoriale, proprietaria del giacimento della baia di Malabo, è il terzo produttore di oro nero dell’Africa sub-sahariana, dopo la Nigeria e l’Angola, con oltre 360.000 barili estratti al giorno.

Oltre a importanti investimenti economici, la Cina ha da poco annunciato l’apertura di una base militare in Gibut, un paese del corno d’Africa, che ospita anche l’unica base militare stabile americana del continente africano. La Base cinese servirà per dare supporto alle operazioni anti-pirateria eseguite nel tratto di mare al largo della Somalia. Oltre alla Base militare del Gibuti, Pechino, nel 2013, ha deciso di inviare in Mali un contingente. Questo, insieme alle forze di polizia, personale medico e reparti del genio costituiscono una task force completa, che opera per mantenere la pace in Mali.

Le “Basi” Cinesi nel Continente: Sudan,Tanzania e Sudafrica

Sudan:Dal 1996 l’estrazione petrolifera è sotto il monopolio di Pechino.

La volontà di Pechino è quella di allargare la propria sfera d’influenza economica nel continente africano. Dal Sudan Pechino ,nel 1996, ha iniziato la sua conquista economica dell’Africa ratificando un accordo commerciale per costruire impianti di estrazione e di raffinazione del Petrolio. Il Sudan è stata la prima commessa estera per la CNPC (China National Petroleum Corporation).

Tanzania: il MegaPorto.

Il porto di Bagamoyo, in Tanzania, diverrà il porto più grande del continente Africano, grazie agli investimenti della “Repubblica popolare”. Lo scalo sarà in grado di gestire circa 20 milioni di container ogni anno. Con un costo stimato di 11 miliardi di dollari, una società di costruzioni pubblica cinese dovrebbe completare il porto entro il 2045.

Sudafrica:Modderfontein; La New City del Dragone?

Nel 2013, la società cinese Zendai Property Limited ha dichiarato che era attualmente in costruzione una città da 8 miliardi di dollari fuori Johannesburg. La Città si chiamerà Modderfontein New City. Diventerà, de facto, il quartier generale per le imprese cinesi che attualmente stanno investendo in Africa.

Le Relazioni Cina-Egitto: gli interessi cinesi nel Paese

La Cina ha puntato i suoi occhi anche in Egitto per allacciare importanti relazioni e per controllare una via strategica per il commercio internazionale, il canale di Suez. Pechino vuole investire nel paese nordafricano, anche vista l’identica volontà del Cairo di aprirsi agli investimenti stranieri.

Anche se l’Egitto possiede una ingente forza lavoro, vantaggi di posizione geografica, altamente strategica, ed un alto livello d’istruzione media, ha diversi problemi. Questi sono causati dall’obsoleto apparato di infrastrutture; il settore industriale e quello manifatturiero non raggiungono livelli adeguati di produttività. Per migliorare la situazione, il governo egiziano ha inserito nella propria agenda un piano di sviluppo economico che prevede la costruzione di mille impianti industriali.Tra il 2015 e il 2016, si sono intensificati gli scambi diplomatici tra il Cairo e Pechino. Nel 2015 il presidente Egiziano Al Sisi si è recato in Cina, dove ha siglato un accordo per la cooperazione sino-egiziana per rafforzare la produzione industriale nel paese nordafricano.

Nel Gennaio del 2016, alla presenza del presidente cinese Xi Jinping, la China Electric Power Equipment and Technology e il ministero dell’elettricità e delle energie egiziano hanno ratificato un accordo per la Eetc (Egypt Electricity Transmission Company): realizzare il 500kV Transmission Lines Project. Il progetto, che si dovrebbe sviluppare nell’area del Delta del Nilo, prevede la costruzione di 1.210 chilometri di linea di cavi elettrici, con una produzione di energia della potenza di 500kV, che si dovrebbe terminare in 18 mesi al “prezzo” di 650 milioni di dollari. Quando sarà completato, consentirà di intensificare l’efficenza del sistema elettrico nazionale egiziano. Il progetto potrebbe favorire lo sviluppo economico ed energetico del paese.

L’importanza strategica del Canale di Suez

Nel 2015 è stato inaugurato il raddoppio di una parte del Canale di Suez ampliando il passaggio di transito da 49 a 97 navi al giorno ed eliminando i limiti di massa e volume delle imbarcazioni. L’ampliamento, voluto dal Cairo nel 2014, ha come l’obiettivo trasformare il canale in un hub economico globale. Il progetto consiste in un implemento tecnologico, nella costruzione di parchi industriali, nuovi canali e porti per implementare il flusso delle merci.

Un esempio concreto del forte rapporto economico tra i due paesi è la China-Egypt Suez Economic and Trade Cooperation Zone, avviata nel 2009 nella parte Nord-Ovest del Golfo di Suez. Si tratta di una zona posta a 120 chilometri dal Cairo ed è a ridosso di quella interessata dall’ampliamento del canale. Insomma è posizionata in un punto ideale per il trasferimento del surplus di produttività cinese. Nel 2013, gli investimenti ammontavano a circa 90 milioni di dollari, le imprese, circa 58, che si erano stanziate avevano attirato circa 610 milioni di dollari di investimenti e creato circa duemila posti di lavoro.

Il principale esempio dell’infiltrazione cinese in Egitto viene dagli affari della Jushi Group Corporation, una delle principali aziende produttrici di fibra di vetro al mondo, che si è stanziata in Egitto nel 2012. Dopo solamente due anni l’impresa ha investito 223 milioni di dollari e pianificando la produzione di quasi 80 mila tonnellate di fibra di vetro annue. Attualmente la Jushi Group Corporation è la società cinese più grande presente in Egitto. Il suo intervento modernizzerà l’industria egiziana, sulla produzione di materiali composti, darà un enorme contributo all’occupazione, all’innalzamento del livello dirigenziale e all’aumento delle riserve di valuta estera del Cairo. Quando, ad inizio 2016, il presidente Xi Jinping si è recato in Egitto ha firmato due documenti di programmazione quinquennale per rafforzare la partnership sino-egiziana. Le iniziative previste spaziano dal settore elettrico, infrastrutturale, commerciale, spaziale, tecnologico e culturale per un valore complessivo di 15 miliardi di dollari. Nei documenti si parla anche di 2,7 miliardi, che verranno stanziati per costruire la nuova capitale amministrativa dell’Egitto, di un prestito di un miliardo di dollari per le banche egiziane e di vari accordi per la costruzione di infrastrutture sotto la direzione dell’Asian Infrastructure Investment Bank.

Questi accordi, che hanno come obiettivo il consolidamento dei rapporti tra la Cina e l’Egitto, con gli investimenti cinesi, daranno un nuovo impulso allo sviluppo economico egiziano, al fine di far diventare l’Egitto uno dei primi paesi della Nuova Via della Seta (BRI Belt and Road Initiative), l’obbiettivo finale degli interventi cinesi in Africa. Un obbiettivo che, se realizzato, porterà grossi vantaggi economici sia alla “Repubblica popolare” che ai paesi interessati.

 

 

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